Storia

Smartika, Soisy, Prestiamoci: Che Fine Hanno Fatto le Piattaforme Italiane di P2P Lending

Il social lending italiano della prima ora è scomparso. Smartika, Soisy e Prestiamoci hanno chiuso o ridimensionato l'operatività retail tra il 2018 e il 2023. Cosa è successo, cosa hanno insegnato e dove sono andati gli investitori italiani.

Smartika Soisy Prestiamoci piattaforme italiane P2P lending chiuse

In 30 secondi

  1. Smartika (Milano, 2012) è stata la pioniera italiana vigilata Banca d'Italia. Ha cessato l'attività di marketplace peer-to-peer dopo anni di operatività ridotta.
  2. Soisy (Milano, 2015) ha sospeso l'offerta per investitori retail concentrandosi su altri canali istituzionali.
  3. Prestiamoci (Torino, 2015) ha seguito un percorso analogo di ridimensionamento fino alla chiusura effettiva dell'operatività retail.
  4. Cause comuni: mercato italiano troppo piccolo per coprire i costi di vigilanza e conformità, concorrenza bancaria aggressiva sui prestiti personali, assenza di massa critica di investitori.
  5. Oggi gli italiani che cercano prestiti tra privati come canale di investimento si rivolgono a piattaforme europee regolamentate accessibili dall'Italia.

Smartika: la pioniera vigilata Banca d'Italia

Smartika è stata la prima piattaforma italiana di social lending a ottenere l'iscrizione nell'elenco degli intermediari finanziari tenuto da Banca d'Italia ai sensi dell'articolo 106 del Testo Unico Bancario. Fondata a Milano nel 2012, il modello prevedeva l'intermediazione diretta tra privati che prestavano denaro e privati che richiedevano prestiti personali non finalizzati.

Il framework regolamentare era robusto: vigilanza prudenziale Banca d'Italia, obblighi di trasparenza, requisiti patrimoniali, presidio antiriciclaggio. L'iscrizione conferiva credibilità ma comportava costi operativi e di compliance significativi, sostenibili solo con volumi di erogazione mensili nell'ordine di diversi milioni di euro.

Dopo alcuni anni di operatività, Smartika ha progressivamente ridimensionato l'attività di marketplace peer-to-peer. Le comunicazioni pubbliche della società hanno indicato un cambio di strategia verso canali diversi dal retail puro. Al 2026, l'offerta di prestiti tra privati su Smartika risulta chiusa agli investitori retail.

La piattaforma ha gestito in modo ordinato la fase di chiusura: i prestiti già erogati hanno seguito il loro piano di ammortamento fino a scadenza, e gli investitori con posizioni aperte hanno ricevuto indicazioni sulle modalità di recupero delle rate residue. Nessun default integrale del capitale è stato dichiarato, ma l'impossibilità di reinvestire i rimborsi ha di fatto cristallizzato le posizioni fino all'estinzione naturale.

Soisy: dal retail all'istituzionale

Soisy, fondata a Milano nel 2015, ha seguito un modello ibrido: marketplace per investitori retail e al contempo originator proprietario di prestiti finalizzati all'acquisto di beni (elettronica, mobilità, salute) tramite convenzioni con merchant online. Il punto di forza era l'integrazione diretta nel checkout degli e-commerce partner.

La piattaforma deteneva anch'essa l'iscrizione all'albo intermediari finanziari Banca d'Italia. L'offerta per gli investitori privati prevedeva la possibilità di finanziare quote di prestiti con importi minimi contenuti e una diversificazione automatica su decine di posizioni.

Nel corso del 2021-2022, Soisy ha comunicato la sospensione dell'operatività rivolta agli investitori retail. Le ragioni pubblicamente dichiarate hanno incluso la volontà di concentrarsi su canali di funding istituzionali più scalabili. Anche in questo caso, i prestiti in essere al momento della chiusura hanno continuato il loro corso fino a scadenza.

La decisione di Soisy riflette una dinamica comune a molte fintech europee: il passaggio da modelli peer-to-peer puri a modelli di balance sheet lending o partnership con fondi istituzionali, che garantiscono volumi stabili senza dipendere dalla raccolta frammentata da migliaia di piccoli investitori.

Prestiamoci: la storia torinese

Prestiamoci, con sede a Torino, è stata lanciata nel 2015 come piattaforma di social lending con un forte accento sulla comunità locale. Il modello era simile a Smartika: intermediazione tra prestatori e richiedenti, con vigilanza Banca d'Italia e processi di credit scoring proprietari.

La piattaforma ha operato per alcuni anni gestendo volumi ridotti rispetto ai competitor internazionali. Le sfide sono state le stesse: costi fissi elevati, difficoltà a raggiungere la massa critica necessaria per l'equilibrio economico, concorrenza delle banche tradizionali che nel frattempo avevano abbassato i tassi sui prestiti personali.

Prestiamoci ha progressivamente ridotto l'operatività retail fino alla chiusura effettiva del marketplace. Gli investitori con posizioni aperte hanno ricevuto comunicazioni sulla gestione dei rimborsi residui, che hanno seguito i piani di ammortamento originali senza possibilità di uscita anticipata o di mercato secondario.

La vicenda di Prestiamoci evidenzia un limite strutturale del mercato italiano: senza una base di utenti nell'ordine di centinaia di migliaia di investitori attivi, nessuna piattaforma riesce a sostenere i costi operativi e regolamentari richiesti dalla vigilanza italiana.

Perché il social lending italiano è scomparso

Tre fattori hanno decretato il ridimensionamento o la chiusura di Smartika, Soisy e Prestiamoci:

1. Mercato troppo piccolo

L'Italia conta circa 60 milioni di abitanti, ma la cultura finanziaria retail orientata agli investimenti alternativi è limitata. Le piattaforme hanno faticato a superare le decine di migliaia di investitori registrati, con tassi di attività mensile inferiori al 10%. Senza volumi nell'ordine di decine di milioni di euro al mese, i ricavi da commissioni non coprivano i costi fissi di tecnologia, compliance, marketing e recupero crediti.

2. Concorrenza bancaria aggressiva

Dal 2015 al 2020 i tassi medi sui prestiti personali bancari sono calati di oltre 200 punti base. Le banche tradizionali hanno risposto all'ingresso delle fintech con processi di erogazione digitalizzati, tempi di risposta ridotti e campagne pubblicitarie massive. I richiedenti hanno preferito il brand noto e l'assenza di intermediari, mentre gli investitori hanno trovato rendimenti netti inferiori alle attese dopo aver scontato i default.

3. Costi regolamentari elevati

La vigilanza Banca d'Italia impone requisiti di capitale, audit esterni, reporting trimestrale, presidi antiriciclaggio e trasparenza onerosi. A differenza delle piattaforme baltiche o britanniche (pre-Brexit), che operavano in regimi più leggeri o con passporting europeo, le italiane dovevano sostenere costi di conformità da intermediario finanziario senza i volumi per diluirli. Il regime ECSP introdotto nel 2023 ha abbassato le barriere, ma è arrivato troppo tardi per le pioniere.

Dove sono andati gli investitori italiani

Chi cercava rendimenti da prestiti tra privati su Smartika, Soisy o Prestiamoci si è spostato su piattaforme europee accessibili dall'Italia. Il modello è diverso: non si finanzia direttamente un connazionale, ma si compra esposizione a portafogli di prestiti intermediati da loan originator baltici, svizzeri o dell'Europa orientale.

Le piattaforme più utilizzate dagli italiani nel 2026 sono quelle presenti nell'indice di affidabilità: Mintos (marketplace con EUR 600M+ di asset under management, licenza MiFID II lettone e fondo di indennizzo fino a EUR 20.000), Maclear (svizzera, EUR 88 nell'indice, unica a coprire integralmente i default finora), InRento (buy-to-let con licenza ECSP lituana, 0 perdite in 5 anni), PeerBerry (croata, ECSP in corso, EUR 51M di prestiti ucraini rimborsati durante la guerra).

Il vantaggio rispetto al social lending italiano: diversificazione automatica su migliaia di prestiti, mercati secondari liquidi, volumi stabili grazie a originator istituzionali, costi operativi diluiti su milioni di utenti europei. Lo svantaggio: nessun fondo copre i default dei debitori, solo la solvibilità dell'originator che ha emesso la nota. Se l'originator fallisce, il capitale è a rischio indipendentemente dalla garanzia di riacquisto dichiarata.

Le piattaforme italiane oggi: immobiliare, non consumo

Il P2P lending italiano nel 2026 si concentra sul crowdfunding immobiliare, non sui prestiti personali. Recrowd, Trusters e Rendimento Etico operano sotto regime ECSP vigilato da Consob e Banca d'Italia, ma finanziano progetti di sviluppo, ristrutturazione o valorizzazione di immobili, con ticket minimi variabili e durate semestrali o annuali.

Il modello è più vicino al private debt che al social lending: si finanzia un singolo progetto con un business plan, garanzie reali e controparti identificate, non si diversifica su centinaia di prestiti consumer anonimi. I rendimenti dichiarati sono nell'ordine dell'8-12% lordo, ma la liquidità è zero fino a scadenza e alcuni progetti hanno registrato ritardi pubblicamente segnalati dagli investitori.

Chi cerca l'equivalente italiano di Smartika o Soisy nel 2026 non lo trova. Il social lending puro è una fase superata del mercato italiano.

Cosa hanno insegnato Smartika, Soisy e Prestiamoci

Il fallimento commerciale del social lending italiano non è un fallimento tecnico: le piattaforme hanno gestito correttamente i prestiti, rispettato gli obblighi di vigilanza e restituito il capitale investito secondo i piani di ammortamento. Il problema è stato di scala e di posizionamento.

Lezioni per chi valuta il P2P lending oggi:

Domande frequenti

No. Tutte e tre le piattaforme hanno chiuso o ridimensionato drasticamente l'operatività rivolta agli investitori retail. Smartika ha cessato l'attività di marketplace peer-to-peer, Soisy ha sospeso l'offerta per gli investitori privati e Prestiamoci ha seguito un percorso analogo. Chi cerca prestiti tra privati in Italia trova oggi un mercato retail sostanzialmente chiuso.

Tre fattori strutturali: mercato italiano troppo piccolo per coprire i costi di vigilanza Banca d'Italia e conformità normativa; concorrenza bancaria aggressiva sui prestiti personali con tassi calanti dal 2015; assenza di massa critica di investitori retail disposti a diversificare su centinaia di prestiti piccoli. Le piattaforme europee operano su bacini di decine di milioni di utenti e spesso intermediano prestiti da originator istituzionali, non da privati italiani.

I prestiti in essere hanno continuato il loro corso fino a scadenza o a estinzione anticipata. Gli investitori con posizioni aperte al momento della chiusura hanno ricevuto comunicazioni dalle piattaforme sulle modalità di gestione dei rimborsi residui. Nessuna delle tre ha dichiarato default o perdita integrale del capitale investito, ma i tempi di recupero delle ultime rate hanno seguito i piani di ammortamento originali senza possibilità di uscita anticipata.

La maggior parte si è spostata su piattaforme europee regolamentate accessibili dall'Italia: Mintos, Maclear, InRento, PeerBerry e altre presenti nell'indice di affidabilità. Queste operano sotto vigilanza ECSP o MiFID II, offrono diversificazione automatica su migliaia di prestiti e mercati secondari liquidi. Il modello è diverso: non si finanzia il vicino di casa, ma si compra esposizione a portafogli di loan originator baltici, svizzeri o dell'Europa orientale.

Improbabile nel breve termine. Il regime ECSP introdotto nel 2023 abbassa le barriere regolatorie, ma non risolve il problema di scala: servono milioni di euro di finanziamenti mensili per coprire costi operativi e tecnologici. Le poche piattaforme italiane attive oggi (Recrowd, Trusters, Rendimento Etico) si concentrano su crowdfunding immobiliare, non su prestiti personali retail. Il social lending puro stile Smartika appartiene a una fase superata del mercato italiano.

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